CONFUSI E FELICI LO CONSIGLIAMO PERCHE’

Marcello è un padre assente ed uno psicanalista che esercita in maniera distaccata poichè incapace di vedere ed ascoltare realmente la sofferenza dei propri pazienti. Ma un giorno, dopo aver scoperto una malattia agli occhi che lo renderà ceco Marcello cade in depressione e fa congedare alla propria segretaria i pazienti ma questi non accetteranno passivamente la sua decisione ...
I ruoli e la prospettiva a questo punto si ribaltano completamente ed i pazienti mettono il loro terapeuta di fronte a delle verità fino ad allora incomprensibili per lui “dottore lei per mestiere deve ascoltare non guardare” e poi Silvia segretaria da sempre innamorata lo invita a non arrendersi “dottore mi meraviglio di lei ne approfitti per vedere le cose belle che non ha visto”.
Al personaggio di Marcello fa da contraltare Giole Dix, terapeuta di gruppo a cui si affiderà insieme ai suoi pazienti, che fa notare al collega come abbia solo fatto assistenza ai suoi clienti senza curarli realmente e gli ricorda come nella vita sia importante battere il rigore indipendentemente da come poi andranno le cose…
Confusi e felici, metafora di un uomo che impara a vedere diventando cieco, non è certo originale ma è una buona metafora della “cecità egocentrica” che porta al ripiegamento su se stessi e sui propri problemi e non fa vedere l’altro ed il mondo con la propria bellezza e sofferenza.