DUE GIORNI UNA NOTTE LO CONSIGLIAMO PERCHE’

Sandra viene svegliata dal suono del telefono; una collega la informa che in sua assenza c’è stata una votazione per scegliere fra il suo ritorno al lavoro dopo un periodo di malattia ed un bonus di 1000 euro. La sua reazione alla notizia è di resa totale “preferiscono il bonus è normale” ma il marito e la collega la spronano a lottare per riavere il suo lavoro. Si tratta di convincere i colleghi a rinunciare a un bonus promesso dall’azienda in alternativa del quale può essere riassunta.
Come è possibile che accettino? Cosa le dà il diritto di chiedere, ai colleghi, al marito? Sa che l'alternativa è sprofondare nuovamente nel letto e nella depressione "Perché a loro dovrebbe importare di me? Io non sono niente", dice Sandra. Il suo periodo di pausa per malattia è stato il facile pretesto del datore di lavoro per scegliere lei quale capro espiatorio della crisi aziendale. Sostenuta dal marito, Sandra inizia una via crucis a ritmo forsennato, bussando alla porta di ogni collega ed implorando di salvarle il posto di lavoro, di salvarle la vita.
Il suo week end diventa la vera uscita dalla sua depressione ridando valore alla sua dignità ed al diritto al lavoro che si trova a dover riconquistare. Inizialmente c’è un sentimento paralizzante e devastante come la vergogna che la accompagna, solo con il passare del tempo e grazie ad alcuni incontri con persone “solidali” che arriva ad esprimere una reale volontà e una vera richiesta all’altro di comprensione ben espressa dall’espressione usata “mettiti nei miei panni”.
In fondo questo film è una storia che esprime il tempo che viviamo ed il viaggio di Sandra è come la vita fatto di vittorie e sconfitte; un viaggio in cui un ruolo fondamentale lo hanno la famiglia e la rete sociale ovvero quei legami così pesantemente attaccati in tempi di crisi in cui ognuno pensa a come sopravvivere ed a cui Sandra, il cosidetto anello debole, si oppone con una scelta finale controccorente che la rende orgogliosa di sé stessa .