JIMMI P. LO CONSIGLIAMO PERCHE’

Il film racconta il percorso terapeutico intrapreso da George Devereux, psicanalista e antropologo ungherese, con Jimmy Picard, nativo americano della tribù dei Piedi Neri.
L’uomo, vive insieme alla sorella nei pressi della cittadina di Browning, in Montana, e soffre di attacchi di dislessia, di improvvise perdite della vista e dell’udito, nonché di angosciosi incubi. Condotto in un ospedale di Topeka e sottoposto a numerosi test, Jimmy P. ritenuto inzialmente schizofrenico, ma poi i dottori riconoscono che per loro “non è un caso comprensibile” e così viene richiesta la consulenza di George Devereux, profondo conoscitore della cultura dei nativi americani.
L’incontro fra Jimmy e George Deveraux si presenta molto “diverso” da quello che l’uomo ha avuto con lo staff ospedaliero nelle scene inziali; si parte dalla lingua madre, il terapeuta chiede di tradurre e chiamare col nome nativo le cose che il paziente racconta. Ad un uomo, chiaramente spaesato in un contesto che non comprende, offre uno spazio in cui presentarsi autenticamente.
Ma Deveraux spinge anche Jimmy ad accogliere il proprio inconscio, a farlo parlare attraverso sogni/ricordi, ecc … consentendogli di recuperare il trauma originario, che non è quello bellico, ma per far ciò dovrà diventare non solo un soggetto che ascolta ma anche qualcuno che parla e si arrabbia.
Il regista infatti si mette totalmente al servizio dei suoi attori e lascia poco spazio ad altro che non sia la parola essenziale/semplice ed al paesaggio, il terapeuta infatti nel finale del film ricorderà a Jimmy di parlare in modo semplice perché “le parole semplici avvicinano alle cose”.
L’ etnopsichiatria, di cui Deveraux è il padre, si concentra sulla cultura dei soggetti perché essere un soggetto culturale è una caratteristiche che accomuna tutti gli esseri umani “Dopo tutto, tanti i popoli quanto le culture si assomigliano più che non si differenziano, per la semplice ragione che
tutti gli esseri umani sono innanzitutto esseri umani”