UN'ALTRA DONNA LO CONSIGLIAMO PERCHE’

Una donna di successo, Marion, alla soglia dei cinquant’anni con le idee ben chiare su come far funzionare la propria vita “se qualcosa sembra che funzioni non approfondire” ha affittato una stanza in un palazzo in centro per stare in silenzio e scrivere il suo ultimo saggio ma accidentalmente ascolta una seduta psichiatrica che si tiene nella stanza accanto ...
La sua vita è sconvolta dalla voce di una donna e poi dai suoi racconti ed è così che attraverso lei, come in uno specchio rilegge la sua “perfetta e funzionante “ esistenza in cui non si approfondisce, non si fanno discussioni sterili e gli spazi del lavoro e della vita privata sono distinti chiaramente. L’altra donna, disperata ed alla ricerca di una ragione per continuare a vivere con i suoi racconti la porta a contattare le sue ferite, quelle inferte agli altri e quelle che gli altri le hanno inferto e lei non ha mai voluto vedere.
Nel suo percorso si accorge di quanto sia stata “amata” senza che se ne accorgesse e “non amata” da chi riteneva importante. Prima di tutto dal padre per cui è la donna di successo e funzionante che si è sempre impegnato a modellare e poi dalla figlioccia, dal fratello, dalla cognata, che la vedono come un giudice freddo delle vite altrui. In tutto questo naturalmente spicca l’amore perduto e la maternità rifiutata. Marion ha fatto sua la filosofia del padre per cui “ci sono momenti in cui neanche uno storico vuole guardare al passato” ed ora riscopre anche il versante attraverso le parole di Rilke che la donna tanto amava “poiché qui non c’è nessun posto che non ti veda devi cambiare la tua vita”
Un film di Allen eppure non lo sembra o forse, un film in cui la sua consueta ironia del regista lascia il posto ad uno sguardo più malinconico alla “Manhattan” di cui sentivamo la mancanza e poi una Gena Rowlands straordinaria con un tema musicale struggente completano l’insieme di un film bellissimo.